Benvenuti nel 2015, l’anno del cambiamento (definitivo)




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Time for ChangeAll’inizio del 2014 scrissi un post dal titolo “Benvenuti nel 2014, l’anno della selezione naturale”, i cui contenuti visti oggi risultano abbastanza profetici, anche se qualcuno ha potuto legittimamente pensare come, alla fine, la selezione naturale avesse colpito il sottoscritto! Questo perché è stato decisamente troppo lungo il periodo in cui sono stato lontano da queste pagine ma, se c’è una cosa che ho imparato nel 2014, è che puoi fare tutti i progetti che vuoi, i business plan che vuoi, puoi prepararti nel modo migliore ad accogliere i risultati che desideri, ma quando la vita ci mette lo zampino… non ce n’è per nessuno!

Mi scuso quindi per non aver pubblicato post per così tanto tempo né aver risposto ai vostri commenti (comunque sempre più quelli via email che sul blog) ma visto che continuate a seguirmi così in tanti, aumentate di giorno in giorno in modo direttamente proporzionale ai vostri imbarazzanti complimenti, vi annuncio che ho almeno una ventina di nuovi articoli ai quali manca soltanto la revisione finale prima di andare online. L’anno passato una lunga serie di impegni nella vita privata come in quella professionale mi hanno semplicemente tolto anche il tempo di respirare, ma ora che le acque si sono un po’ calmate, cercherò di essere all’altezza delle vostre aspettative, quindi tornerò a rispondere in tempi più “umani” ai vostri commenti e ho dato in pasto a un editor professionista i miei articoli per poterli poi pubblicare con tempestività, quindi rimetterò mano all’Area Riservata dove ho tanti nuovi contenuti da pubblicare.Ancora sorry, davvero…

Terminata la mia solita, lunga introduzione, veniamo al sodo. Come detto avevo parlato di “selezione naturale” e questa è in gran parte avvenuta, nel bene e nel male. Il 2015, invece, sarà l’anno del cambiamento definitivo, quello in cui si scaverà un solco ancora più profondo tra chi è rimasto ancorato a schemi antichi e non più sostenibili e chi viceversa si è adattato al “nuovo che avanza” o si sta predisponendo per costruire in modo intelligente e moderno il futuro. Ma in sostanza, cosa significa “cambiamento”? Per me è un concetto molto semplice che parte da una riflessione che invito tutti a fare, con calma e a mente sgombra:

“Non c’è niente di tutto quello che stai facendo, che non potresti fare in modo diverso

In tutti i libercoli di stampo “motivazionale” trovate spesso frasi come queste, oppure sentenze quali “Se vuoi ottenere risultati diversi, devi smettere di fare le cose come prima”. Sembrano banalità, ma solo se si è intellettualmente onesti al 100%, ci si accorge come queste riflessioni dicano esattamente la verità, perché ogni cosa che non funziona nella nostra vita privata o lavorativa, può migliorare se e soltanto se ci mettiamo al lavoro per capire qual è il reale motivo per cui le cose non funzionano, quali sono gli aspetti che possiamo cambiare, magari abbandonare del tutto, in che direzione potremo modificare il modo in cui intendiamo ogni singola cosa, la facciamo, la pensiamo ma, soprattutto, la programmiamo.

In ambito lavorativo, per poter affrontare il cambiamento, servono proprio la programmazione e la definizione di quanto ci serve per cambiare e quest’ultimo non è sempre il classico binomio “tempo e denaro”, quanto invece organizzazione e chiarezza negli obiettivi. Nelle aziende che si stanno strutturando per questo, ci sono infatti delle figure altamente qualificate e dedicate a questo scopo, i “change manager“, i gestori del cambiamento, professionisti che hanno maturato numerose esperienze negli ambiti produttivi e commerciali più disparati e che si mettono a disposizione delle imprese per aiutarle nel cambiamento definitivo.

Attenzione, però: non si pensi che questi manager siano di quelli “vecchio stampo”, che lavorano con i “report”, i fogli elettronici e analisi prettamente matematiche. Un vero change manager lavora casomai con modelli più snelli, moderni ed efficienti, si approccia al mondo delle imprese con metodologie da “lean economy” e l’unico (o quasi…) modello che adotta è il “business model canvass” (ci tornerò sopra in un prossimo post, promesso), quindi è certo che prima ancora di chiedere all’azienda di fargli vedere il suo ultimo bilancio, vorrà visitarne i locali e iniziare a valutare anche come spostare le scrivanie (!), quindi misurare gli strumenti con i quali l’impresa lavora, per poi stilare una lista di ciò che gli serve per poter lavorare. Questo perché non c’è reale propensione al cambiamento – che incontra, ovviamente, sempre grandi resistenze – se non si è disposti a modificare ogni singolo aspetto del proprio approccio al lavoro, da quello che sembrerebbe più insignificante a quello che più profondamente “sconvolge” il modo di vivere e di lavorare.

Ognuno di noi può, anzi deve essere il “change manager” di se stesso

Se vogliamo affrontare “l’anno del cambiamento” nel modo giusto, dobbiamo metterci in testa questa cosa: dipende da noi e solo da noi. Non possiamo attendere aiuti dall’alto o dal basso, non possiamo lamentarci perché non ci viene dato un certo supporto, perché le cose sono difficili da fare, perché la burocrazia è un macigno al piede, perché le tasse sono troppo alte, perché il tempo è poco, perché il concorrente è sleale eccetera eccetera. Questi sono assiomi che tutti conosciamo, ma la cosa più inutile e dannosa che possiamo fare è perdere tempo a lamentarci, a piangerci addosso.

Sappiamo tutti come stanno le cose e quali sono i pochi strumenti che abbiamo per cambiare le cose nel mondo che ci circonda, ma che ne dite se invece ci concentrassimo un po’ di più su noi stessi, dove invece possiamo lavorare e modificare ogni singolo aspetto in modo decisamente più profondo e da subito? I famosi “altri”, infatti, vivono più o meno nelle nostre stesse condizioni e anche se qualcuno parte ingiustamente avvantaggiato per chissà quali motivi, ce ne sono tanti che sono esattamente come noi, però stanno macinando risultati positivi su risultati positivi, raccolgono successi, sembrano non risentire affatto della “crisi” ed è a queste persone che dobbiamo guardare per imparare, imitare i loro comportamenti, perché se ce le fanno loro, possiamo farlo anche noi.

Per capire dove, cosa e quando cambiare, il primo passo dev’essere quindi quello dell’analisi e per comprendere il metodo giusto per effettuare questa analisi, vi raccomando un esercizio molto semplice (è uno dei miei divertimenti preferiti, divenuto nel tempo anche un simpatico tormentone con gli amici!): entrate in un qualsiasi negozio e iniziate a osservare quello che vi circonda. Se vi siete davvero predisposti all’analisi e al cambiamento, vi serviranno non più di cinque minuti per identificare quali prodotti secondo voi andrebbero proposti in modo diverso per vendere di più, una migliore disposizione degli scaffali, una diversa illuminazione, una differente politica dei prezzi eccetera eccetera.

Questo succede perché non siete coinvolti direttamente in quel business, ma lo state osservando da un punto di vista più distaccato, soprattutto quello del cliente finale, potete analizzarlo in modo differente. La stessa cosa potete e dovete farla con i vostri affari: iniziate a guardarli dall’alto, come se non fossero i vostri, come se fossero gestiti da qualcun altro, come se voi foste non più i produttori ma i clienti finali e di sicuro vi verranno subito in mente le principali modifiche da fare per migliorare il business e più sarete distaccati più vedrete cose alle quali prima non avevate prestato la benché minima attenzione, quando probabilmente sono le più urgenti da cambiare in toto!

Nei prossimi post vi parlerò quindi molto di management, di change management, di strumenti moderni per approcciarsi al lavoro (e ovviamente alle vendite!), non mancando di parlarvi di commercio al dettaglio che interessa molti di voi, stando a quanto mi scrivete. Nel frattempo, andatevi a leggere questo post, non solo perché contiene dei consigli “sempre verdi”, ma anche perché tratta argomenti sui quali tornerò molto presto, quindi un “ripasso” è cosa buona e giusta.

Bentrovati a tutti, scusatemi ancora per la lunga assenza e non mancate di mandarmi i vostri commenti, ai quali prometto ancora una volta di rispondere con più tempestività. Intanto buon 2015 e buon cambiamento a tutti! Sarà un anno straordinario… garantito al limone!





     

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