Benvenuti nel 2018, l’anno della protorivoluzione




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2018No, non si inizia un post con la parola “no”, ma devo subito precisare che con questo titolo non mi sto riferendo a un noto impostore che ancora accalappia polli in giro per la rete Internet; ho bensì scritto “proto” nel senso greco del termine, quello di primo, anteriore, come “protomartire” per intenderci. La prima vera rivoluzione di questo secolo non è la rete Internet che è nata già alla fine del precedente, ma quella che attende il mondo economico e ciò che ci gira intorno, cioè davvero tutto, perché viviamo in una società dove il valore economico è l’unico considerato – a torto – davvero tangibile e in grado di governare, indicare, modificare qualsiasi cosa.

Tempo addietro, in questo mio post sul futuro del lavoro, dicevo come l’uomo sia sempre stato il vero protagonista di qualsiasi progresso e rivoluzione e lo sarà sempre più nel prossimo futuro, a partire da questo 2018 che vedo come un anno di assestamento per il “fenomeno” delle criptovalute, dove potrebbero succedere cose importanti, davvero interessanti o addirittura devastanti. Se non conosci l’argomento almeno nella sue basi sarà per te un po’ difficile comprendere quanto segue (in caso leggi questo articolo che spiega le basi in modo molto semplice), ma tutti hanno comunque sentito parlare dei bitcoin, nel bene o nel male. Ormai se ne parla anche al telegiornale, segno evidente di come questo fenomeno sia qualcosa con la quale dobbiamo confrontarci tutti o prepararci a farlo. Ciò che penso io è che siamo solo all’inizio (proto) di una rivoluzione che difficilmente si potrà arrestare, a meno di non renderla totalmente illegale anche se, come tutti sappiamo…

…il proibizionismo ha sempre generato l’effetto contrario

Ora prova a immaginare questo scenario: facebook conta due miliardi di utenti attivi ogni mese, ma tu e io pensiamo che mentano spudoratamente e quindi che questi utenti siano “appena” la metà, cioè un miliardo. Il più grande social network del mondo decide quindi di lanciare una sua criptovaluta – che fantasiosamente chiamiamo facecoin – e quindi offre agli utenti la possibilità di acquistare questa valuta, venderla, scambiarla con valute tradizionali o altre criptovalute (in pratica decide di agire da exchange, cambio), utilizzarla per scambiarsi “denaro” tramite Messenger o Whatsapp e per acquistare i suoi servizi come gli spazi pubblicitari. Non contento di ciò, facebook propone ai suoi utenti uno scambio: ogni volta che utilizzi uno dei miei prodotti (il social e i messenger) puoi liberamente scegliere di far partire o meno un miner in background, cioè un processo a te del tutto trasparente e che utilizzi appena l’1% della CPU del tuo computer, portatile, tablet o smartphone per “minare” la facecoin.

Calcolando il numero di utenti attivi e il tempo di permanenza medio delle persone sul solo social (quindi tolti Messenger e Whatsapp), facebook avrebbe a disposizione l’equivalente di 100 milioni di CPU che lavorano per la sua criptovaluta per sessanta minuti al giorno! Lo scambio consisterebbe nel dare agli utenti una porzione infinitesimale di questa valuta (come i satoshi per i bitcoin), spiccioli che poi gli stessi utenti potrebbero mantenere in facebook (che a questo punto avrebbe anche le funzioni di wallet, cioè di portafoglio o meglio Banca!), cambiare in altre valute pagando delle commissioni o acquistare dei micro servizi, ad esempio credito per telefonare con Whatsapp. In uno scenario del genere, facebook disporrebbe della più grande potenza di calcolo del mondo per poter minare una criptovaluta, gestirebbe il più grande portafoglio di criptovalute planetario, avrebbe l’exchange più trafficato in assoluto e la sua facecoin potrebbe arrivare a una capitalizzazione superiore all’intero PIL terrestre!

facebook potrebbe comprarsi… il pianeta! Impressionante, vero?

Beh, questo non sarebbe che l’inizio. Una valuta utilizzata o comunque utilizzabile da uno o due miliardi di persone nel mondo, potrebbe prendere piede per effettuare acquisti di ogni tipo, basti pensare a quante aziende consentono di acquistare i loro prodotti e servizi direttamente dalle pagine ufficiali sul social network; chiunque, a quel punto, pur di vedere aumentare il suo bacino di potenziali clienti e quindi il suo fatturato, si metterebbe a vendere su facebook, perché avrebbe la certezza che un numero incredibile di persone, il più alto del mondo, dispone di facecoin, magari non ha un euro o un dollaro in tasca, ma i facecoin sì, perché li ha accumulati passando tempo sul social o sui messenger. Questo significa anche che, chi oggi ancora non vende online, domani fallirà senza appello, perché la sua “fan base” su facebook deve averla costruita già oggi, in futuro sarà troppo tardi e sarà impossibile recuperare il tempo perduto.

Ora, facebook potrebbe anche non fare tutto questo, “accontentarsi” di sfruttare i vantaggi di una tecnologia come la blockchain per rendere più efficienti e più sicure (quindi molto meno costose) le transazioni di dati sulla sua piattaforma, ma la domanda da porsi è: se lo facesse davvero? Pensaci bene: facebook ha tutto ciò che serve per creare una sua valuta, una sua banca, un suo exchange, un marketplace generato dagli utenti in cui si paga con la sua “moneta” e, avendo già autorizzazione a operare in USA e Europa come istituto di credito, potrebbe seriamente creare una economia parallela che non avrebbe più bisogno (in una percentuale tutta da vedere) del denaro tradizionale, dei sistemi di pagamento tradizionali, delle banche tradizionali, dei negozi tradizionali, per non dire… delle tasse tradizionali! Ovviamente, come detto, ci sono già i potenziali clienti, tra uno e due miliardi di persone nel mondo.

Quali saranno le nuove banche della nuova economia?

Tutto questo, detto per amore della precisione, non è affatto semplice da realizzare; servono competenze e risorse tecniche, denaro (quello… attuale), tanta ma tanta energia elettrica, enormi sistemi di sicurezza e di privacy, rigorosissimi controlli sulla reale identità delle persone e molto altro. Però, riflettendoci bene, siamo sicuri che le nostre banche, quelle in cui oggi abbiamo i conti correnti, siano davvero così affidabili? Non sto parlando della loro solidità finanziaria – che almeno in Italia abbiamo purtroppo visto essere irrisoria in molti casi – ma della loro capacità di tenere il passo con le moderne tecnologie e i rischi che ne derivano, visto che molti istituti di credito sono stati vittime di attacchi per via telematica e hanno registrato grosse perdite. Non per niente esiste una fondazione creata dai più grossi gruppi bancari mondiali per studiare e applicare la blockchain nei loro processi, insomma, stanno provando a seguire la tendenza, ma con risultati che tardano ad arrivare.

Per carità, allo stato attuale gli istituti di credito tradizionali sono molto più sicuri di un ignoto exchange come ne spuntano fuori ogni giorno, nonché di un qualsiasi “software wallet“, ma i tempi delle tecnologie sono enormemente accelerati rispetto a quelli della vita tradizionale, quindi arriverà molto presto il momento in cui le criptovalute saranno circondate da un ecosistema di servizi, applicazioni e hardware a prova di bomba più che di “pirata” e quel giorno per l’economia tradizionale sarà durissima resistere. A fare la parte del padrone potrebbe quindi essere facebook o qualsiasi altro colosso internazionale, come Microsoft, Google, Amazon, Alibaba e pochi altri. Per dirla con “Frate Indovino”, vedo, prevedo e stravedo che questi giganti del mondo tecnologico non tarderanno a fare qualcosa insieme su questo versante, a formare una alleanza superando antiche rivalità e ponendo le basi per una Economia 4.0 decentralizzata, sicurissima e non governata da burocrati, politici ed economisti come oggi, ma che avrà al centro l’utente e le sue azioni, cioè la persona, che potrà anche minare, quindi generare, la “sua” stessa moneta da solo.

Con questa rivoluzione alle porte, vogliamo restare a guardare?

Oggi, gennaio 2018, le criptovalute e il loro utilizzo, acquisizione, scambio e vendita sono ancora lontanissime dall’uomo comune, richiedendo competenze informatiche che vanno da quelle di base ad altre decisamente più di alto livello, ma un giorno, molto presto, potrebbe non essere più così. Se i giganti sopra citati si dovessero mettere d’accordo per creare una loro criptovaluta con tutto quello che ne consegue e la portassero nelle tasche virtuali della persona qualsiasi, offrendogli strumenti semplici per generarla, scambiarla, venderla, acquistarla o farci acquisti, allora la rivoluzione sarebbe compiuta. Quello che noi, miseri mortali dobbiamo fare, non è certo metterci a studiare hashes, shares, mining, pool eccetera, bensì dobbiamo capire che se facciamo business nel mondo reale, è scoccata l’ora di andare a parlare con qualcuno che se ne intende di queste cose e farci dare delle spiegazioni che possano aiutarci a capire meglio l’argomento e mettere le criptovalute, la blockchain e la loro adozione nella nostra agenda per il primo semestre di quest’anno, non un giorno più tardi.

Ma è una truffa, una bolla, una speculazione, un complotto!!!1!1

Certo, tutti i fenomeni come quello delle criptovalute sono soggetti a speculazioni – né più né meno di tanti altri sistemi simili nella Borsa o nell’economia tradizionale – e questo è un periodo di probabile bolla, destinata prima o poi a scoppiare con più di qualcuno che si farà male. Il fatto è che la blockchain è una tecnologia (più o meno) ed è fatta per restare (non si diceva lo stesso della rete Internet, agli inizi?) e le criptovalute e tutto ciò che ci sta intorno (IPO, wallet, exchange ecc.) resteranno anche loro, magari in modo meno conveniente di oggi, più regolamentato, ma possono davvero rivoluzionare l’economia così come la conosciamo adesso. Io stesso ci investo in modo cauto e venendo seguito da veri esperti del settore, ma fare il “complottista” quando c’è una opportunità così interessante che bussa alla porta, mi sembra molto più idiota rispetto al perderci poche centinaia o migliaia di euro; se non altro ci si può investire in ottica di diversificazione del portafoglio, sempre capitale di rischio è.

In molti, comunque, gridano al nuovo “diavolo” perché hanno paura, molta paura! Sono i potenti che oggi dominano proprio grazie alle speculazioni fatte negli ultimi decenni sulle spalle della gente comune. La blockchain, i bitcoin e le criptovalute, grazie alla loro struttura decentralizzata, mettono invece al centro di tutto proprio le persone, non chissà quali massimi sistemi, associazioni palesi o più o meno occulte, gruppi di potere, di influenza, di controllo… ed è proprio questo che spaventa a morte chi rischia di veder svanire gran parte se non tutto il suo potere economico e non solo grazie a una rivoluzione come questa. Si rende quindi obbligatorio dare una accelerazione drastica e immediata alla trasformazione digitale dei nostri processi, delle nostre vendite, del nostro modo di vedere, fare e intendere gli affari, perché quello che sta cambiando non è semplicemente il nome della “moneta” con la quale faremo acquisti; quella che sta cambiando è l’economia nel suo complesso con tutto ciò che ne consegue e il passaggio dalla old alla new economy sarà repentino e vedrà un periodo di convivenza di entrambe le realtà molto breve, più breve di quanto possiamo pensare oggi.

Non mancheranno i “cadaveri” per strada, come sempre accade in ogni rivoluzione. Chi sarà pronto, potrà sfruttare i grandi vantaggi di questa nuova economia; chi sarà in ritardo o avrà basato il suo business su strutture troppo obsolete per poter migrare verso il nuovo, sorry, ma sarà spazzato via per sempre, non per cattiveria, ma perché il mondo non può aspettaregarantito al limone!





     

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