L’effetto “steampunk” che distrugge le aziende italiane




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steampunkSe non fosse tutto vero, sembrerebbe di star leggendo una storia di ucronìa (dal greco “senza tempo”), un romanzo fantastico dove il mondo ha seguito una storia diversa da quella ufficiale. È questo il caso tipico delle piccole e medie imprese italiane, che se viste da lontano appaiono davvero legate a un filone storico a se stante, diverso da quello seguito dal resto del mondo e ad esso del tutto indifferente.

Le nostre PMI sembrano infatti uscite da un film o da un libro steampunk, quel genere di narrativa fantascientifica dove di solito il mondo è apparentemente rimasto all’epoca vittoriana, diciamo nell’800, ma la ricerca scientifica è arrivata al punto di produrre tecnologie avveniristiche le quali, però, essendo realizzate diversi secoli addietro, ancora vanno a vapore” (steam). Se avete visto film come “La leggenda degli uomini straordinari“, “Mutant Chronicles” o lo “Sherlock Holmes” di Guy Ritchie del 2009, avete capito di cosa sto parlando e, no… non è una bella cosa per niente.

L’Italia che viaggia nello spazio, è anche quella che resta ancorata alla terra

Se invece siete così fortunati da conoscere un programma come “C’è Spazio” – l’unico format italiano sull’astronomia attualmente in onda sulla televisione italiana – allora sapete come il nostro paese sia realmente tra i protagonisti a livello mondiale della ricerca astrofisica, non solo come apporto di astronauti, ma anche e soprattutto come coinvolgimento nella progettazione e realizzazione dei dispositivi che vengono utilizzati nelle sonde che vanno alla scoperta dell’universo, ad esempio per studiare pianeti come Giove e Urano o la nostra stella amica il Sole. I nostri ingegneri e ricercatori sono apprezzati in tutto il mondo, sebbene gli investimenti dello Stato in ricerca, siano una misera frazione di quanto si spende nel resto dell’Europa e del mondo.

Nonostante la nostra immancabile bravura nel progettare e nel darci letteralmente alle “opere dell’ingegno”, c’è tutta una parte di paese che è invece proiettata all’indietro o ancorata a terra – neanche le avessero messo le ganasce per divieto di parcheggio! – quella dell’imprenditoria. Per carità, anche in questo settore abbiamo delle eccellenze che ci vengono invidiate in tutto il mondo, ma sono eccezioni, mentre il settore produttivo per eccellenza, quello della numerosissima galassia delle PMI, è rimasto fermo su concetti, procedure e strumenti che potevano andar bene trenta anni fa, ma oggi sono a dir poco anacronistici e dannosissimi per la salute delle aziende, motivo per cui ne chiudono così tante in poco tempo.

Ammira il mio bellissimo capannone!

Basta entrare nell’ufficio di una qualsiasi impresa italiana o studiarla nelle fondamenta. Nell’organico medio di una PMI non c’è alcuna figura preposta alla gestione delle crisi, nessuno incaricato di seguire l’evoluzione dei mercati e le tendenze finanziarie o tecnologiche, nessuno che si preoccupi delle tematiche di cybersicurezza – che da qui a brevissimo tempo diventeranno purtroppo pane quotidiano – nessuno che sappia davvero cosa è il marketing e come si può fare in modo attuale. Tutti, però, hanno il preposto per la sicurezza nei posti di lavoro perché è obbligatorio per legge, tutti hanno la segretaria fact totum che si occupa di gestire l’azienda del “grande capo”, svolgere mansioni di ufficio acquisti e, visto che c’è, di tanto in tanto è addetta al customer care rispondendo alle richieste di assistenza da parte dei clienti.

Se poi andiamo ad analizzare la dotazione tecnologica, lo steampunk diventa quasi avveniristico, veniamo catapultati in pieni anni ‘80 del secolo scorso (fa un certo effetto dirlo, vero?). I computer sono portatili scambiati per macchine da ufficio (oppure Mac che fa tanto figo…), con Windows e Office le cui licenze originali sono inversamente proporzionali al numero di dipendenti, si usa WinZip licenza free illimitata, c’è una stampante per ogni scrivania perché quella in rete è troppo avanti, si utilizza una sola connessione a Internet che se salta oggi non si lavora, il segnale WiFi non arriva perfettamente in tutte le stanze, i telefoni sono giganteschi e orrendi con il filo attorcigliato e sparpagliato per mezza scrivania in mezzo a tonnellate di Post-It, gestiti da un bellissimo centralino a schede elettroniche che neanche ai tempi delle centrali telefoniche elettromeccaniche… quindi c’è lui, il vero Re di ogni azienda moderna, il Foglio Elettronico che fa da CRM!

Le PMI viste dall’esterno sembrano dilettanti allo sbaraglio

Se la vista “dal vivo” fa un po’ impressione, quella dall’esterno è ancora peggiore. Il sito web che “l’ha fatto mio cuggino che se ne intende”, quando non è “pagina in costruzione” o “dominio riservato”, è rimasto agli anni ’90 come impostazione e come contenuti e chiaramente non è visitabile da mobile (le news sono ferme a “Buon Natale 2012!”), gli account social sono inesistenti o limitati a un post e a tre “like” degli amici più stretti del capo (perché neanche i dipendenti hanno voluto dargli importanza), di un blog non c’è l’ombra e, quando applicabile, il commercio elettronico non si fa perché sta brutto. La casella di posta elettronica ufficiale dell’azienda è su Gmail e, mi raccomando, sui biglietti da visita ci dev’essere scritto tutto ma proprio tutto, l’indirizzo con il CAP, la provincia e pure il numero di fax, anzi, peccato che abbiamo chiuso la Casella Postale altrimenti ci andava pure quella!

Infine, oltre a sistemi operativi di “quando c’erano Bill Gates e Steve Jobs” e il suddetto foglio Excel che viene girato tra tutti e dove si trova di tutto, non c’è molto altro. Di piattaforme in cloud neanche a parlarne; di sistemi di fatturazione online nemmeno l’ombra e poi i registratori blu, verdi e rossi nella stanza del commendatore fanno sempre l’effetto di azienda che fattura molto; i sistemi di marketing automation probabilmente sono solo effetti di fantascienza che si vedono su Netflix, non possono esistere, ma vuoi mettere?, noi abbiamo le brochure e partecipiamo alle fiere! Ciliegina sulla torta e vero orgoglio mostrato con enfasi da ogni imprenditore vecchio stampo che si rispetti, i software interni scritti “tuttammano” con tecnologie del secolo scorso da grafici che però facevano anche i programmatori nel tempo libero, ovviamente non integrabili con alcun servizio online moderno, ma tanto a noi “checcefrega”, non li usiamo mica!

Perché la colpa è della crisi, della kasta e del governo ladro

In questo blog ho usato questo tormentone in pieno stile “commedia dell’arte” forse anche più volte del “garantito al limone”, ma perché questo è ciò che dicono tutti i possessori di Partita IVA in crisi, dai liberi professionisti agli imprenditori, dai commercianti agli agenti di commercio, perché la colpa è di qualcun altro, mica di chi da fuori somiglia a un fumetto di fantascienza. Effettivamente, per le imprese italiane, la fantascienza inutile e costosa è quella degli altri, di chi vuole “fare il figo” perché ha realizzato la sua App, accetta pagamenti in mobilità con Google, ApplePay o Paypal, interagisce con i potenziali clienti con un Bot, ha un Blog per farsi bello, mica per fare content marketing, ha un centralino in cloud con l’IVR intelligente solo per far sembrare che sia una grande azienda, è sicuramente raccomandato altrimenti l’appalto con la Pubblica Amministrazione come lo avrebbe preso?

Ora, io so per fortuna che molti di voi che mi leggono sono professionisti o imprenditori decisamente più coscienti, ma so anche che ce ne saranno molti altri i quali probabilmente a questo punto del post nemmeno ci saranno arrivati, perché le prime righe li hanno colpiti nel vivo e sensibilmente offesi. Parafrasando una celebre frase comica, a queste persone posso dire soltanto una cosa: “Non sono io ad essere razzista, siete voi che siete steampunk!“. È inutile prendersela quando la realtà vi viene mostrata per quella che è, quando vi dico che agli occhi del mondo sembrate ridicoli, perché ridicoli lo siete davvero. Nell’era dell’intelligenza artificiale, della realtà aumentata, dei bot, del social media marketing, delle criptovalute, se siete rimasti agli applicativi di contabilità in Visual Basic e gli affari vanno male, la colpa è solo la vostra.

Io non so di non sapere

Il concetto contrario all’antico adagio di Socrate, è alla base della famosa sindrome di Dunning-Kruger – fenomeno secondo il quale gli ignoranti non sanno di esserlo – e porta molti imprenditori a offendersi perché sono così poco consapevoli della loro incompetenza che non solo non la riconoscono, non solo commettono gravi errori che danneggiano a volte fatalmente i loro affari, ma sono convinti di star facendo bene! Il problema è che tutto questo non solo manda a gambe all’aria le aziende, ma con esse anche molti posti di lavoro. Se hai riconosciuto qualche professionista che ancora maneggia con le macchine a vapore dell’800, prova a fargli capire che sta davvero sbagliando e che se qualcuno di un altro paese più civile lo osserva, ci fa una figura davvero bruttina. Però preparati; al 90% non ti capirà e anzi si offenderà perché ha ragione lui, ha sempre ragione lui.

Oggi che è disponibile il Voucher Digitale, un “finanziamento” al 50% fino a massimo 10.000 euro per dare una “rispolverata” agli asset digitali di una PMI, bisogna assolutamente approfittarne per mettersi un po’ più al passo con i tempi (se hai una azienda e vuoi sapere come ottenerlo e cosa acquistare, scrivimi che ti metto in contatto con uno studio di consulenza dedicato). Non farlo significa restare nell’ipotetico periodo storico dello steampunk ma, si sa, tutto ciò che è vecchio e non si rinnova, prima o poi si riempe di polvere, come quella che si accumula sui macchinari abbandonati di aziende che hanno chiuso… garantito al limone!





     

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