Perché le aperture festive dei negozi non sono un problema




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supermercatoLeggo sui giornali la notizia di una proposta di legge, al vaglio del Senato e già approvata alla Camera, per far chiudere i negozi durante almeno la metà dei giorni festivi. Quando sento queste cose mi viene sempre in mente il dito che indica la luna e lo stolto che guarda il dito, specialmente leggendo le motivazioni che portano i legislatori a proporre cose del genere, in questo caso “perché senza giorni di chiusura, gli esercenti non si riposano più”.

L’ignoranza che dà luogo a proposte di legge come questa, è davvero notevole; non mi stupisco che a promuoverla sia stato un giovanotto che nel 2013, anno della sua elezione in Parlamento, dichiarava ben 10.000 euro di reddito (dati OpenParlamento); sicuramente è un imprenditore o un commerciante che la sa lunga su come si mandano avanti le imprese, perché vanno in un certo modo e cosa vogliono i consumatori, senza dubbio. Il nostro parlamentare non tiene nemmeno conto delle turnazioni che tutti i lavoratori osservano, per non parlare dei giorni di riposo (sono un obbligo sancito dalla Costituzione, basterebbe conoscerla), ma questo è davvero il minimo…

Conoscere il commercio prima di parlare del commercio, sarebbe carino

Innanzitutto, bisogna comprendere come esistano tipologie di esercizi diversi che si trovano in luoghi diversi e ognuna delle possibili combinazioni dà luogo a fenomeni molto differenti tra loro, quindi fare una legge in generale per “tutti i negozi” è abominevole per principio. Un negozio che si trovi nel centro storico di una cittadina a grande attrattiva turistica, dove quindi il “traffico commerciale” si concentri quasi esclusivamente durante il weekend, non può chiudere nei giorni festivi, altrimenti andrebbe fallito. Lo stesso dicasi dei negozi che ricadono nei tanti “quartieri dormitorio” delle grandi città; questi quartieri si popolano solo durante il fine settimana quando, se i negozi tenessero chiuse le saracinesche, finirebbero presto per farlo per sempre.

Molte attività commerciali, inoltre, sono particolarmente legate ad eventi che si tengono proprio durante i giorni festivi. Dite al titolare di un bar che si trova vicino a uno stadio di calcio di chiudere la domenica e venitemi a riportare la risposta. Dite ai gestori di una pizzeria che si trova di fronte a un teatro o a un cinema che deve chiudere il sabato e la domenica, poi riportate i loro insulti ai legislatori e non a me, grazie. Di casi di questo tipo ne esistono a bizzeffe, come ad esempio i negozi di ogni categoria che restano aperti nei giorni festivi perché, in concomitanza, si tengono importanti ricorrenze locali, dalla Festa del Patrono al Palio e simili. Andate da loro a dire che devono chiudere, andateci, se avete coraggio.

“Ma la legge non dice questo: parla delle festività ‘canoniche!!!1!1!”

Lo so, ma volevo vedere se eravate grillini e arrivavate fino a questo punto (Nota Bene: detesto praticamente tutti i partiti politici, ma il fan club del movimento più vicino al fascismo che l’Italia abbia prodotto dai tempi del dopoguerra, lo trovo ancora più detestabile). Ora, ipotizzando che un analfabeta funzionale sappia contare fino a quattro, si vada a rileggere il quarto paragrafo di questo post. Molti eventi si svolgono, da tradizione spesso millenaria!, proprio nei giorni delle festività canoniche, quindi obbligare i commercianti a scegliere quelle in cui stare aperti e quelle in cui stare chiusi, significa chiedere loro di rinunciare al 50% degli incassi nei giorni migliori dal punto di vista commerciale, mica male come mossa per rilanciare l’economia, da veri statisti illuminati.

Inoltre, un esercente dovrebbe scegliere quando chiudere “al buio”, perché uno dei giorni di festa in cui quindi decide di restare aperto, potrebbe essere funestato dal maltempo, con la conseguenza che il suo incasso sarebbe pari a zero. Non parliamo poi dei distinguo che sarebbe doveroso fare tra le diverse tipologie di esercizi; un negozio di abbigliamento potrebbe anche scegliere di chiudere a Capodanno, ma un ristorante specializzato in banchetti cosa fa, rinuncia alla metà dei giorni tra Natale, Santo Stefano, Capodanno, 25 Aprile, Pasqua, Pasquetta, 1° Maggio, 2 Giugno, Ferragosto, 1° Novembre, 8 Dicembre… per legge? cioè proprio negli unici giorni in cui incassa? Siamo alla follia…

L’ipocrisia è un male peggiore dell’ignoranza

Il Governo che vorrebbe approvare quanto sopra, è lo stesso Governo (o suoi diretti discendenti o simpatizzanti) che con leggi insufficienti e a volte pessime in merito di economia, di fiscalità e di lavoro, ha fatto sì che i cittadini abbiano sempre meno lavoro, o un lavoro molto precario, o un lavoro diviso in turni. Ora, se tu con le tue leggi impedisci ai cittadini di avere soldi per acquistare e/o di avere tempo libero anche per fare acquisti e nonostante questo non capisci che i cittadini stessi sono costretti a fare la spesa in orari notturni (quando ci sono gli sconti) o nei giorni festivi perché durante gli altri lavorano, allora sei un vero genio del male. Da un lato togli potere e libertà d’acquisto ai consumatori, dall’altro togli libertà d’impresa ai commercianti, con l’ovvio risultato che domanda e offerta non si incontreranno mai più!

Le storture che purtroppo esistono nel modo in cui fin troppo imprenditori trattano i dipendenti, dipendono anche quelle dalle Leggi dello Stato; non sarebbe quindi il caso di rivedere quelle Leggi e non di farne di nuove che sono dei bastoni tra le ruote ancora più grandi? Se si volesse davvero regolamentare il commercio e renderlo più sano per tutti, bisognerebbe innanzitutto ridurre la pressione fiscale sulle imprese e di conseguenza sui dipendenti, fare una lotta senza tregua all’evasione fiscale, ispezionare e sanzionare duramente commercianti e imprenditori che non rispettano le regole (ad esempio gli innumerevoli casi di esterovestizione di molte imprese e professionisti italiani), avere delle authority funzionanti e non che dormono continuamente che vigilino sul rispetto delle normative in materia di pubblicità e concorrenza, lottare contro il proliferare dell’abusivismo commerciale, invece di fare come a Roma dove tutto è concesso, anche di fronte alle stazioni della Polizia e dei Carabinieri. Questo tanto per iniziare.

Bisogna educare i commercianti per educare i consumatori

Il Black Friday 2017 negli USA, ha avuto un impatto molto inferiore al passato, perché tanti grandi catene hanno iniziato a fare sconti e iniziative promozionali già dal Giorno del Ringraziamento. Gli osservatori del commercio a stelle e strisce, inoltre, si dicono sicuri di come, dal prossimo anno, si potrebbe addirittura arrivare a una sorta di “Black November”, cioè un intero mese di promozioni che partirebbe dal primo giorno, senza aspettare la nota festività americana. Tutto questo ci insegna che i consumatori, messi di fronte a iniziative particolari, rispondono anche se il giorno in cui si svolgono le iniziative stesse non è quello propriamente riconosciuto come “canonico”, perché a loro interessa risparmiare, se poi questo accade un giorno o una settimana prima, non è rilevante.

Ora, visto che l’Articolo 35 della Costituzione Italiana recita “La Repubblica cura la formazione e l’elevazione professionale dei lavoratori”, cosa ne direbbe il nostro Governo di fare una Legge un po’ più interessante e che obblighi gli imprenditori a formarsi sul marketing affinché riescano a capire che, forse ma forse, se proprio non vogliono lavorare durante i fine settimana o i giorni festivi, potrebbero fare iniziative per invitare i clienti a effettuare acquisti nei giorni tradizionali dal lunedì al venerdì? Non è un pensiero così alto questo, eh?, è logica. Il marketing è pieno di “trucchi” per spingere i consumatori ad acquistare un determinato prodotto invece di un altro, quindi non viene in mente a nessuno che le stesse strategie si possano mettere in atto per spingere determinati giorni di acquisto? Beh, no, è più facile fare leggi populiste che studiare, è molto più facile, anche se queste poi finiscono per danneggiare sia i consumatori che gli imprenditori.

Le leggi devono creare una cultura del commercio, non imporla

Una sana economia deve innanzitutto partire da riforme legislative che riguardino l’abbattimento della burocrazia, degli sprechi, dalla complessità fiscale, della pressione fiscale, degli abusi nei confronti dei lavoratori, della concorrenza sleale nei confronti degli imprenditori. A seguire, si deve puntare sulla formazione professionale di lavoratori e imprenditori affinché sappiano come vendere e come acquistare oggi, indipendentemente dal giorno in cui accade (non parlo del vendere online perché capisco come in questo siamo il terzo mondo davvero…). Queste sono le mosse che servono per creare una vera cultura del commercio dalla quale trarre vantaggio tutti quanti.

Fatto questo, il giorno di riposo per chi acquista e per chi vende verrà naturale, perché non ci sarà più niente di distorto, di ingiusto, di illegale, ma una sana autoregolamentazione basata sul buon senso, sulla voglia di lavorare e sul desiderio di rispettare le esigenze altrui, che siano questi ultimi consumatori o venditori. Il resto sono manovre populiste, strilli di copertina, sensazionalismi fatti solo per colpire alla pancia di imprenditori e cittadini, non di riempirla quella pancia come invece andrebbe fatto… garantito al limone!





     

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